A cura di Stefano Zampieri - Consulente Filosofico

mercoledì 1 febbraio 2023

Letture filosofiche: Recensione a Salvatore Natoli, Il posto dell’uomo nel mondo

 


Chi conosce le opere precedenti del filosofo Salvatore Natoli non troverà in quest’ultima fatica, Il posto dell’uomo nel mondo, pubblicato da Feltrinelli, nulla di veramente nuovo e inaspettato. D’altra parte è comprensibile che un grande filosofo  ormai ottantenne, riprenda e replichi i propri temi fondamentali, quelli maturati nel corso di un lungo e fruttuoso cammino di studio e di ricerca. 

Partiamo dal sottotitolo: Ordine naturale, disordine umano, perché la tesi fondamentale del volume si basa sulla necessità per l’essere umano di saper trarre “dallo stato di disordine la spinta a instaurare equilibri nuovi e superiori”. Ricostruito allora il ruolo dell’uomo come parte essenziale della natura, la parte in grado di rompere l’equilibrio naturale ma anche capace in qualche modo di porvi rimedio. Fatta emergere allora la necessità per l’uomo di realizzare un nuovo modo di produrre e di consumare, il filosofo fa emergere il suo tema classico delle virtù: l’uomo dovrebbe tornare a un’etica della virtù intesa aristotelicamente come il giusto mezzo, il punto di equilibrio fra estremi ugualmente dannosi per l'equilibrio della sua esistenza.

La virtù, che per Natoli coincide, sul modello classico, con l’arte di ben vivere e corrisponde, per usare una formula, alla “capacità di individuare il giusto mezzo in condizioni di variabilità e di agire di conseguenza.” (105) Il governo di sé è l'obiettivo finale e l’unico modo per governare l’improbabile e affrontare il rischio che è componente stabile dell'esistenza umana.

La virtù dunque come habitus e come stile di vita è il solo modo razionale per affrontare un futuro sempre più vicino e angoscioso: sostenibilità, mitigazione, compensazione, adattamento, sono le parole chiave per questa etica delle virtù che faccia rientrare l’uomo all’interno dei suoi limiti. “Non può esservi transizione ecologica - conclude Natoli - senza un cambiamento dei comportamenti: non si tratta di decrescita felice, bensì di una crescita intelligente” (241)

Un finale dunque che colloca Natoli in una posizione più morbida e possibilista rispetto a molti profeti della decrescita, a favore di una crescita controllata, e resa equilibrata da una profonda trasformazione dell’individuo, un individuo che dovrebbe maturare uno stile di vita del tutto nuovo, basato su un’etica delle virtù e un ethos della terra del quale, tuttavia, osservo io, non sembra di cogliere  in questo momento nemmeno i germi né presenti né futuri. E’ questo il lato debole dell’intera riflessione, quale motore, quale movente, quale spinta potrà mai portare l’uomo a una nuova etica della virtù?

 

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Immaginare il futuro: Iaquinto – Torrengo, Filosofia del futuro. Un’introduzione

 

Iaquinto – Torrengo, Filosofia del futuro. Un’introduzione (2018)

 


Secondo gli autori, filosofi specialisti di questioni relative al tempo,  bisogna partire da una distinzione tra esistere e essere presente (es.: i dinosauri – gli hobbit: esistono, anche se in modi diversi ma non sono presenti), e individuano diversi atteggiamenti rispetto alla filosofia del tempo:

1) Presentismo: coincidenza tra Essere e Essere presente => le cose passate e future non esistono.

2) Incrementismo: esistono tutte le cose passate non quelle future (i dinosauri esistono)

3) Erosionismo: il passato non esiste più, il futuro sì => il primo nato del 2023 esiste (nel futuro)

4) Eternismo: esistono tutte le cose passate, presenti, future [cfr. la filosofia di Emanuele Severino].

 

Queste quattro posizioni presuppongono 4 diverse ontologie temporali:

1) Presentismo: solo il presente esiste (eraclitismo).

Critica: implica un piano di simultaneità assoluta, negata dalla relatività speciale di Einstein.

Non si può sostenere la verità (intesa come corrispondenza) del passato (perché non ha corrispondenza in un presente che non c’è più).

2) Incrementismo: esistono passato e presente non futuro. Il presente sarebbe il margine di un blocco compatto che muove dal passato.

3) Erosionismo: Esistono presente e futuro, non il passato. IL passato erode continuamente il presente annullandolo.

4) Eternismo: modello statico, esistono passato, presente e futuro. Teoria della zona di luce. Es.: la luce del metronotte, la parte illuminata è il presente, quella che non lo è più è il passato, quella che non è ancora illuminata è il futuro (ma la città è sempre lì, esiste). Passato, presente e futuro esistono sempre. Il tempo non scorre, la differenza tra passato presente e futuro è solo prospettica e relazionale.

 

Futuro aperto/chiuso

Non corrisponde alla distinzione tra determinato e Indeterminato ma a un modello lineare o meno del futuro.

Per Presentisti e Incrementisti il futuro non esiste e quindi non possono adottare il modello lineare del futuro.

VS  in un universo deterministico le leggi fisiche non lasciano spazio ad alternative e quindi chiudono il futuro.

Il modello eternista può concepire una variante ramificata: il passato ha struttura lineare, il futuro è ramificato a partire dall’evento presente. Si progettano vari eventi futuri anche incompatibili fra loro.

 

ETICA DEL FUTURO

Ogni decisione si poggia su due nozioni di probabilità. =>

Soggettiva = le mie conoscenze di un fenomeno fanno sì che la probabilità soggettiva sia alta o bassa, (“per me”)

Oggettiva = lancio dei dadi.

La dimensione morale è sempre connessa al futuro.

“Seguire un principio morale vuol dire impegnarsi a costruire un certo futuro piuttosto di un altro.” (129)

Libertà => indeterminatezza del futuro e autonomia dell’agente. => responsabilità.

lunedì 30 gennaio 2023

Introduzione alla Consulenza Filosofica 4: IL PRESENTE

IL PRESENTE


La consulenza filosofica individuale, ha l'occhio centrato sul presente in quanto fondazione e fondamento del futuro;  dunque è meno sbilanciata di altre pratiche sul passato, e se l’inizio dei colloqui è di solito una fase di ricostruzione biografica, ciò non serve a fare i conti con il passato ma serve essenzialmente a costruire l'identità del presente, a delineare narrativamente l'identità presente, e a far emergere i temi essenziali entro cui ruota la nostra esistenza, i punti di riferimento che fino a oggi mi sono serviti nelle scelte e nei passaggi della vita.  Ma ciò che conta per la consulenza filosofica è prima di tutto il presente, è questa la condizione essenziale della consulenza filosofica in quanto essa ha a che fare con il sistema dei valori ed i punti di riferimento che costituiscono lo sfondo entro il quale io posso agire nel presente e dunque nel mio futuro. Allora la ricostruzione biografica non punta a fare i conti con il nostro passato, con i nostri traumi infantili, i conflitti della  nostra adolescenza, le difficoltà delle nostre relazioni parentali, ma punta a ripartire dal momento presente, ripartire dall'oggi, certo facendo il bilancio di ciò che c'è e di ciò che è stato,  e quindi anche ricostruendo biograficamente la propria identità, ma sempre soltanto sullo sfondo di una costruzione progettuale dell'esistenza. 


domenica 29 gennaio 2023

Immaginare il futuro: H. G. Wells, La scoperta del futuro

 

H. G. Wells, La scoperta del futuro,  (1902)


 INTRO (Simone Arcagni)

Tema centrale della futurologia di Wells è la macchina: l’epoca è definita dalla tecnologia che riconfigura tutti gli aspetti della vita umana.

Ma i futuristi la esaltano, Wells la interroga.

Mentre in Poe (cfr. Il giocatore di scacchi) la tecnica è pericolosamente affiancata alla magia (come in tutto il Settecento e il primo ‘800) in Wells assistiamo a un atteggiamento maggiormente scientifico (come anche in Verne).

Wells guarda il futuro alla luce di una fede darwiniana che alla fine lascia sempre una traccia di speranza.

“La tecnica per Wells è, prima, fonte di speranza, poi ancora riconoscimento di una strumentazione in mano a un’umanità ferina.” (17)

Nel primo periodo della sua opera, la tecnologia è ancora fonte di salvezza per l’uomo. Egli appare illuminato dall’idea del progresso, che gli deriva dalle sue simpatie per il socialismo fabiano. Mentre nell’ultimo periodo, dopo la 1GM questa idea tende a lasciare il posto a un più cupo pessimismo.

 

WELLS, LA SCOPERTA DEL FUTURO

Due punti di vista sul presente sono possibili:

- raccolta delle conseguenze del passato (mente legale)

- preparazione del futuro (mente creativa).

Certo tutti sappiamo che le cause del presente son nel passato e che quelle del futuro sono nel presente. Ma è una questione di punto di vista prevalente.

Mente legale: nella sfera degli affari, trattati, costituzioni, documenti.

Mente creativa: Ispira rivoluzioni e ricostruzioni.

Il motivo per cui la mente legale e l’abitudine retrospettiva sono così forti sta nel fatto che noi crediamo che il passato sia certo, definito, e conoscibile, mentre il futuro no.

“La nostra ignoranza del futuro, e la nostra persuasione che questa ignoranza sia assolutamente  incurabile, basta a dare al passato la sua enorme prevalenza sui nostri pensieri.” (50)

Ma in realtà credere di possedere stabilmente il passato è una illusione. Anche ciò che sembra più sicuro del passato, i nostri ricordi, sono talvolta annebbiati, e comunque sono sempre parziali. Ciò che apprendiamo (testimoni, documenti, ecc.) è tanto meno affidabile quanto più si allontana dal presente.

Wells fa notare una terza via di conoscenza del passato: La scienza. Che ci ha aperto alla conoscenza del passato pre-storico (es: la geologia, lo studio dei fossili…).

Attraverso lo stesso metodo scientifico induttivo è possibile per Wells conoscere il futuro quanto conosciamo il passato (=> NASCITA DELLA FUTUROLOGIA).

Si pensi a come l’astronomia è in grado di prevedere il movimento degli astri. Ma si pensi anche alla scienza medica e alla meteorologia, o alla chimica ove si prevede l’effetto di certe reazioni o combinazioni.

In questo senso si può affermare che “la scienza mira alla profezia” (60). Per questo è possibile ipotizzare di costruire sulla base di un insieme di previsioni scientifiche “un’immagine ordinata del futuro” (60).

La domanda però è: fino a che punto saranno attendibili? Certo il futuro individuale resterà nascosto perché ciò è nella natura delle cose. Ma prendendo in considerazione il futuro collettivo (dove l’individuo fa media) è possibile produrre generalizzazioni sicure.

Che comunque saranno profezie condizionali, nel senso che non si può mai prevedere l’apparizione di un individuo o di un elemento eccezionali, ma se gli uomini continueranno a comportarsi in un certo modo allora si possono prevedere alcune conseguenze.

E comunque secondo Wells incidono più le forze che stanno dietro gli individui che non gli individui anche se eccezionali: il mondo non sarebbe diverso anche se non ci fosse stato Napoleone.

Ciò che tuttavia va notato per Wells, contro il positivismo di Compte, è che comunque l’uomo non è il fine di tutto. E dunque nell’analisi del futuro la domanda più affascinante è ciò che  viene dopo l’essere umano.

Quel che però possiamo per ora pensare del futuro del genere umano è che:

- l’umanità si riunirà in un unico Stato mondiale

- non si può negare la possibilità della fine dell’umanità per via di un evento cosmico o di una pestilenza o malattia, di una droga, o di un atto folle.

D’altra parte per natura la specie umana è dinamica. E destinata a mutare continuamente. Così oggi possiamo dire che: “Siamo creature del crepuscolo.” (75), Ma al contempo possiamo affermare che:

“Tutto questo mondo è pieno di promesse di cose più grandi, e verrà il giorno, un giorno in una successione infinita di giorni, in cui gli esseri, esseri che oggi sono latenti nei nostri pensieri e nascosti nelle nostre menti, si innalzeranno su questa terra come possiamo ergerci su uno sgabello, e ridendo tenderanno le mani verso le stelle. “ (76)

 


 

mercoledì 25 gennaio 2023

Immaginare il futuro: Arjun Appadurai, Il futuro come fatto culturale

Arjun Appadurai, Il futuro come fatto culturale, (2013)

 


L’A. discute la teoria della modernizzazione della quale critica in particolare l’aspetto predittivo.

In effetti la teoria della modernizzazione è prima di tutto una forma di previsione: essa sostiene che la diffusione di strumenti tecnologici, imprenditorialità e formazione non possono che portare all’affermazione di libertà, uguaglianza, prosperità, nella prospettiva di società democratiche, libere, secolarizzate.

La storia ci mostra che le cose non sono andate in questo modo.

C’è il rischio del “traiettorismo”: pensare che ogni evoluzione sia parte di una traiettoria dalle tenebre alla luce. “il traiettorismo è la grande narrazione trappola dell’Occidente” (307).  Ma il traiettorismo ha anche un contenuto ideologico: è l’idea del cosmopolitismo europeo che costruisce il proprio dominio sul mondo.

I pregi della teoria della modernizzazione:

- è connessa a un progetto sociale (che sostiene e predice nello stesso momento)

- è una teoria della giustizia

- riconosce l’importanza delle idee, delle ideologie

- ha dimensione utopica rispetto a tutte le comunità umane

- Si riferisce a un modello di razionalità ibrido (sia rispetto al valore che rispetto allo scopo)

Rispetto alla tradizione weberiana del capitalismo (che si centra sullo “spirito” e ignora il rischio) la finanziarizzazione attuale dell’economia porta invece ad esaltare il ruolo del Rischio:

“I mercati finanziari guidano e modellano gli altri mercati, il capitale finanziario sorpassa di gran lunga quello manifatturiero o industriale, gli strateghi finanziari dominano la politica economica globale e le maggiori crisi economiche sono prodotte e prolungate dalla crescita fuori controllo degli strumenti di rischio, dei mercati, e dei dispositivi legali e contabili creativi.” (327)

L’A. però distingue (sulla base di Knight) tra Rischio e Incertezza:

Rischio: ci si confronta con esiti di cui si conosce la natura

Incertezza: ci si confronta con situazioni il cui esito non è quantificabile.

Secondo l’A. la diffusione dell’incertezza sta portando a uno sfruttamento della credulità. L’elemento chiave su cui il profitto fonda il suo successo o il suo fallimento è proprio l’incertezza delle cose (non la sobria metodicità dell’uomo d’affari weberiano). Si tratta dunque di saper affrontare l’incertezza più che saper gestire il rischio.

 IL FUTURO COME FATTO CULTURALE

Per comprendere il futuro come fatto culturale bisogna prendere in considerazione tre atteggiamenti verso il futuro: L’immaginazione, la previsione, l’aspirazione.

Le diverse forme che il futuro assume sono modellate da emozioni e sensazioni (soggezione, vertigine, agitazione, disorientamento…) che forniscono aspetti diversi all’immaginazione, alla previsione, all’aspirazione.

Immaginazione

L’immaginazione fa parte dei meccanismi primari di riproduzione sociale e quindi è una risorsa essenziale in tutti i processi e i progetti sociali.

Un’antropologia del futuro non può prescindere da un recupero delle tracce dell’immaginazione fin nella vita quotidiana.

 Aspirazione

L’aspirazione (la speranza) deve prendere il posto delle grandi utopie. “Dobbiamo vedere la capacità di aspirare come una capacità sociale e collettiva” (397). La capacità di aspirare va intesa come una capacità di navigazione, in particolare per le masse più povere.

“La capacità di aspirare è una capacità culturale, nel senso che trae la propria forza dai sistemi locali di valore, di significato, di comunicazione e di dissenso.” (398)

Da questo punto di vista è necessario analizzare in che modo ogni civiltà elabora il proprio concetto di buona vita e lo connette ai percorsi volti al suo raggiungimento.

 Previsione

Per comprendere questa dimensione del futuro secondo l’A. bisogna riflettere sulla tensione tra due etiche: etica della possibilità // etica della probabilità.

Etica della possibilità: “quei modi di pensare, sentire e agire che ampliano gli orizzonti della speranza, espandono il campo dell’immaginazione, generano una maggiore equità in ciò che ho chiamato la capacità di aspirare e allargano gli spazi di una cittadinanza informata, creativa e critica.” (405)

Etica della probabilità : Tutti quei modi di pensare che sfociano nei regimi di contabilità e di diagnosi numerica e sollecitano comportamenti immorali (speculazioni finanziarie, avventurismi, stati corrotti, capitalismo del disastro, industria delle assicurazioni…)

 CONCLUSIONI

Alla gente comune il futuro si presenta spesso come un lusso:

 “Alla gente più comune, e sicuramente a quelli che vivono in condizione di povertà, di esclusione, di spaesamento, di violenza e di repressione, il futuro si presenta sovente come un lusso, un incubo, un dubbio e una possibilità che si ritrae.” (410)

“Il futuro non è uno spazio vuoto (…) ma è lo spazio di un progetto democratico che deve iniziare dal riconoscimento che il futuro è un fatto culturale.” (410)