A cura di Stefano Zampieri - Consulente Filosofico

domenica 29 marzo 2020


2        LIBERTA’




L’agente disse: «Fermati, non puoi andare di là.»
Lui rispose: «Sono un uomo libero, vado dove mi pare.»
L’agente ribatté: «Siamo tutti uomini liberi, liberi di vivere, non di morire.»
Lui replicò: «E se io volessi essere libero di morire come e quando mi pare? Non è libertà anche questa?»
L’agente, pensieroso, obiettò: «Non si è mai liberi di morire. Morire si deve, non c’è alternativa, non c’è scelta. La scelta è vivere. Vivere è libertà.»
Lui, ostinato: «Ma che male ti faccio? Mica ti uccido io!»
L’agente: «No, ma mi dimostri che nella vita ognuno va per i fatti suoi, che andiamo tutti da un’altra parte. Mi stai mostrando che siamo disperatamente soli.»
Lui, incerto: «Perché non è così? Non siamo tutti disperatamente soli?»
L’agente, convinto: «No. Siamo liberi, proprio perché non siamo soli.»
Lui: «Torno a casa.»
L’agente: «Buona giornata.»


1    FINESTRA



D’improvviso si fermò tutto. Le auto furono abbandonate nei parcheggi e lasciate lì. Le bici restarono nei sottoscala. I negozi furono chiusi definitivamente, le attività produttive furono interrotte. Quel che si doveva fare sarebbe stato fatto in qualche posto lontano, in Africa, in Estremo Oriente, e portato nei magazzini locali e da questi con dei lunghi tubi sottili, tali e quali la rete della fibra, portati fin dentro ogni casa. Da quei tubicini sarebbe uscito, per ventiquattro ore al giorno, l’alimento necessario a ogni famiglia.

Ogni casa fu sigillata. Le finestre chiuse, le porte sbarrate. E tutti restarono stretti dentro la propria abitazione come api nelle celle. Dentro ogni casa le famiglie stavano protette. Nessuno correva pericolo. Certo, qualcuno ci moriva, qualcuno si sentiva male e doveva restare in casa a morire sotto gli occhi dei parenti. Ma in fondo per secoli si è morti in questo modo. Nulla di veramente nuovo, dunque.

In compenso, si risolveva, una volta per tutte, l’irritante questione dei contatti, delle relazioni, dei confronti, degli scontri. Una società pura, senza frizioni, senza alterazioni che venissero dal contatto degli uni con gli altri. Una società felice, fatta di individui e di celle, e per tutti, per ognuno, dentro casa, una sola finestra, ma non come quelle solite che ti fanno vedere solo una scena, un panorama, sempre lo stesso, una prospettiva, un profilo, un’immagine. No, una finestra speciale che mostra il mondo, il passato, il presente, il futuro, e tutto il bello e tutto il brutto della vita che si vive fuori. E che noi possiamo vedere solo da qui.


domenica 9 febbraio 2020

Eventi

INIZIATO IL LABORATORIO

DAL SELFIE AL RITRATTO
Identità e immagine del mondo

con i ragazzi dell'Istituto Gritti

Bellissima esperienza !

sabato 11 gennaio 2020

Presentazioni

Presentazione del Romanzo   "Da un altro mondo" 


Venerdì 17 Gennaio  Salzano
Centro Polifunzionale “Archimede” 
Via Cristoforo Colombo 10, ore 18.30
 

Venerdì 7 Febbraio Mestre 
Spazio Piave 67  ore 18.30



https://www.calibanoeditore.com/libri/Da_un_altro_mondo_Stefano_Zampieri

 

lunedì 11 novembre 2019

Il dovere verso noi stessi


Per un laboratorio sull’etica del nostro tempo.

Il processo di individualizzazione che caratterizza la modernità ha un risvolto pesante anche nella dimensione etica. Se tradizionalmente l’etica è sempre stata intesa come la cornice di un rapporto verso l’altro, nel tempo della modernità liquida si sviluppa piuttosto una forma etica intesa come il dovere verso noi stessi, il che introduce un percorso pericolosamente saturo di narcisismo, fino alle estreme conseguenze facilmente constatabili. “Alla ricerca del pieno sviluppo delle proprie potenzialità, le persone, dopo aver consultato i cataloghi turistici, viaggiano in tutti gli angoli della terra. Sfasciano anche i migliori matrimoni e instaurano in rapida successione sempre nuovi legami. Si fanno riqualificare. Digiunano. Fanno jogging. Passano da un gruppo terapeutico all’altro. Ossessionati dall’obiettivo dell’autorealizzazione si strappano da soli dalla terra per guardare se le loro radici sono davvero sane.” (U. Beck, La società del rischio). 

lunedì 14 ottobre 2019

Il futuro della filosofia?


"Ma non è un caso che, nella società mercificata, dominata dal capitale finanziario e dalla logica di mercato nella quale viviamo, proprio la pratica filosofica venga sempre più emarginata e mortificata, cioè tenuta lontana dai grandi luoghi «di massa» della presunta «formazione». Qui essa non ha quasi più spazio o possibilità di esistenza, a meno che non si riduca a piccolo storiografismo erudito, a chiacchiera culturale, a uso meramente formale dei numeri al posto delle parole (quasi un bel lavoretto a maglia), a estetica minimale, a gioco accademico (quasi un «Monopoli» delle carriere), a quasi invisibile prodotto di nicchia dell'industria editoriale." (C. Sini)
Puro pessimismo o puro realismo? Osservazione cupa o previsione fondata?  Le parole di un grande filosofo dovrebbero farci riflettere.

lunedì 7 ottobre 2019

Una vera comunità


Materiale per un laboratorio di pratica filosofica.

Vi sono ancora dei luoghi ove il dominio incontrastato della società mercantile, non si è  interamente realizzato, Bauman le chiama zone grigie, per indicare situazioni in cui la società del consumo illimitato non ha ancora totalmente asservito le persone. Zone di confine, zone marginali, zone che sopravvivono, che producono resistenza alla società dei consumi. Ma quali caratteristiche può avere una simile area?
“quella che nell’ottica della conquista del mercato – già acquisita o ancora soltanto progettata – è rappresentata come un’«area grigia», per i suoi abitanti conquistati, parzialmente conquistati o obiettivo di conquista, è una comunità, un quartiere, una cerchia di amici, compagni di vita e compagni per la vita: un mondo in cui solidarietà, compassione, partecipazione, aiuto reciproco e reciproca simpatia (tutte nozioni sconosciute alla teoria economica e aborrite dalla pratica economica) sospendono o rifiutano la scelta razionale e il perseguimento dell’auto-interesse. Un mondo i cui abitanti non sono né competitori né oggetti di uso e consumo, ma compagni (che aiutano e sono aiutati) nel costante, incessante, comune sforzo di costruire una vita partecipativa e di renderla vivibile. (Z. Bauman).
La sfida è cominciare a pensare questo mondo: è possibile? è reale? è auspicabile?  è già iniziato? Quanti di noi sarebbero seriamente in grado di pensare alla propria esistenza al di fuori del mondo del consumo? Perchè Bauman parla di una zona grigia, ovvero di una zona di confine, una terra di mezzo e non invece di un mondo realizzato?