A cura di Stefano Zampieri - Consulente Filosofico
Visualizzazione post con etichetta Etica Ambientale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Etica Ambientale. Mostra tutti i post

mercoledì 4 giugno 2025

DALE JAMIESON, Etica e ambiente. Un’introduzione 2024

 


Ambiente: non è solo quello naturale, è anche quello costruito. Anche quello sociale.

Ambiente VS Natura: perché qualcosa sia considerato “ambiente deve essere sotto il nostro controllo causale (la luna è parte della natura non dell’ambiente).

L’uomo è parte della natura => ideale olistico. Per  Jamieson bisogna chiudere il dualismo uomo/natura.

Il conflitto tra dualisti e monisti contiene una contraddizione/ambivalenza: le uccisioni da parte dei predatori oppure le morti durante i terremoti sono da considerare omicidi?; i castori abbattono alberi, vanno condannati?

Nella posizione ambientalista conta anche il lato estetico (che prevede distinzione tra l’uomo che giudica e la natura).

I problemi ambientali sono reali ma sono di tre livelli:

           - locale (fumo passivo, inquinamento acustico, problema medievale dei liquami)

           - regionale (estinzione di specie)

           - globale (riscaldamento globale)

I beni pubblici come i beni ambientali sono NON RIVALI (l’uso di un bene non impedisce l’uso di un altro) e NON ESCLUSIVI (disponibili per tutti). E il costo del loro consumo deve essere esternalizzato all’intera comunità.

I problemi ambientali sono complessi e multidimensionali ma sono, secondo l’A., prima di tutto problemi morali.

“I problemi ambientali mettono in discussione i nostri sistemi etici e valoriali.” (43)

Per uscire dallo stato di natura conflittuale hobbesiano è necessario un sistema morale (che nasce da solidarietà, empatia, generosità, capacità di comprendere l’altro) e dall’abilità nel controllo del proprio comportamento, reprimendo impulsi e desideri.

Tendenza a collaborare e reciprocità sono il fondamento della morale (vs egoismo che produce solitudine). La gentilezza produce gentilezza.

I tre nemici della moralità:

- l’amoralista: si chiede perché dovrebbe obbedire alla morale. Pensa che non esiste qualcosa di giusto o di sbagliato.

- il teista: per il teista la morale può derivare solo da Dio, ma Dio non ha posto nell’idea di morale di Jamieson. Ma è un dato di fatto che oggi molti credono che Dio non esista eppure sono motivati ad agire moralmente

- il relativista: nega che le questioni morali  vadano oltre il sistema morale della propria società, ma:

“Gli esseri umani costituiscono un’unica specie e si trovano ad affrontare problemi comuni di sopravvivenza; la morale rappresenta un’istituzione di supporto proprio per la risoluzione di questi problemi.” (64)

La filosofia morale si distingue in

1) metaetica: significato del linguaggio morale

2) etica normativa: ciò che dovremmo fare.

Metaetica: polemica tra realismo morale e soggettivismo morale, il linguaggio morale riporta fatti sul mondo, il linguaggio morale riporta solo atteggiamenti dei parlanti.

Per il soggettivista il linguaggio morale è pratico, cioè finalizzato all'azione piuttosto che alla comunicazione.

Gli ambientalisti considerano la natura un valore intrinseco:

- ciò che ha valore intrinseco ha valore assoluto

- il valore intrinseco si oppone al valore strumentale

- il valore intrinseco è lasciapassare per la comunità morale (perché ciò che ha valore intrinseco merita considerazione morale)

- il valore intrinseco non è un valore relazionale

- ciò che ha valore intrinseco è indipendente da chi valuta

- ciò che ha valore assoluto è fine a se stesso.

Etica Normativa: distinta in

teoria etica (individuare le cose buone) e etica pratica o applicata.

3 teorie etiche particolarmente influenti:

1) consequenzialismo

Quali sono le conseguenze del tuo gesto?

- impersonale, mostra le conseguenze non solo su chi compie l'atto ma su tutti i coinvolti

- la versione più importante è l'utilitarismo.

2) etica della virtù = vivere in modo virtuoso porta benefici alla gente.

Distinta in teoria della virtù e etica della virtù

Porre la virtù al centro della moralità ma le virtù cambiano col tempo e le culture. La teoria della virtù è influente in campo ambientale (Cfr Thoreau,  Muir, Leopold, Carson).

3) Kantismo = non si centra sulle conseguenze o sul carattere della gente (la virtù) ma sull’atto stesso e sulla purezza della motivazione.

- l'uomo è un agente razionale

- la ragione impone degli imperativi categorici

- l'imperativo categorico fondamentale: agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere sempre come principio di una legislazione universale.

Seconda formulazione: agisci in modo da trattare l'umanità sempre come fine mai come mezzo.

Per Kant però gli  animali e le altre parti della natura non sono umanità e quindi possono essere trattati come mezzi.

LO SPECISMO

 Sostiene che l’uomo è diverso dall’animale. Ma perché l'uomo è diverso da animale?

Una prima risposta: perché gli uomini appartengono alla comunità morale, gli animali no. Perché questa risposta? 1) perché hanno la ragione, ma ci sono le eccezioni dei neonati e degli handicappat, di quelli in coma e dei dementi, e i primati sembrano autocoscienti. 2) seconda possibile risposta: perché hanno il linguaggio. Possedere il linguaggio rende diversi? E quanto linguaggio? 3) Terza possibile risposta: perché sono senzienti, ma molti altri animali lo sono.

 Seconda risposta perché l'uomo ha un valore intrinseco.

Perché l'attribuzione di valore morale si rivolge solo a Homo Sapiens? (specismo).

Lo specismo  può essere assoluto o moderato.

Assoluto: l'appartenenza a una specie fa tutta la differenza

Moderato: l’appartenenza a una specie fa molto differenza ma non tutta.

Singer: l'uguaglianza tra le specie umane e non umane non è l'uguaglianza di fatto ma quella morale. Eguaglianza morale = eguale considerazione degli interessi. Ogni anno vengono uccisi 70 miliardi di animali per produrre cibo. Il consumatore americano consuma oltre 110 kg di carne all'anno, più di chiunque al mondo (Italia 40 kg).

IL VALORE DELLA NATURA 

Singer esalta la sensibilità come criterio morale, altri pongono la vita stessa come criterio morale ( = biocentrismo). Ma cosa sia la sensienza è discutibile e anche la definizione di vita è complessa (pensa ai cyborg, ai virus, ai semi, alle persone in stato vegetativo); entrambi i criteri sono deboli, una soluzione è andare oltre il sensismo e biocentrismo andando oltre l'individualismo e dando priorità all'insieme ecologico di cui siamo parte (cfr. Aldo Leopold, l’ecocentrismo o filosofia della terra, o Arne Naes e l’ecologia profonda centrata sul valore intrinseco dell'interrelazioni tra tutti gli esseri viventi. Obiettivo: l’autorealizzazione di tutti gli esseri non in senso individuale perché l'autorizzazione di ognuno presuppone quella dell'insieme.)

PLURALITÀ DI VALORI NELLA NATURA:

- valori prudenziali, esempio preservare e sostenibilità...

- valori culturali, esempio l'idea di giustizia...

- valori estetici, esempio bello pittoresco sublime...

- valori naturali, ciò che non è prodotto dall'interferenza umana la selvatichezza, wilderness.

ANTROPOCENE: convivere con i cambiamenti che noi stessi produciamo. => Sesta estinzione di massa della quale noi stessi siamo la causa.

Quale futuro ci attende? Tre possibili risposte:

1) la catastrofe ambientale: riguarda l'uomo non il pianeta che comunque continuerà a esistere

2) il degrado ambientale e l'ingiustizia continuano, i ricchi continuano a vivere da ricchi i poveri da poveri. Ma non è sostenibile!

3) I paesi poveri progrediscono ma  saltando la fase del modello di sviluppo inquinante e passando direttamente a tecnologie sostenibili. Il prezzo deve essere pagato dai paesi ricchi  che devono cambiare stile di vita: utopia degli anni ‘80 (cfr Brundland o conferenza di Rio).

L'etica dell'antropocene: la vita è bellissima ma anche tragica perché è destinata a finire. Tutto ciò che vive muore.

Forbes: vince chi muore con più giocattoli: motto del capitalismo.

In realtà la vita ha senso se dedicata a ciò a cui si crede. Esprimere i propri valori anche mancando gli obiettivi. I valori che si vivono dovrebbero essere diretti a rendere il mondo migliore. Nell'antropocene bisogna ridurre il proprio impatto ambientale, non usare l'auto e l'aereo, dieta vegetale, avere meno figli...


 


mercoledì 28 maggio 2025

Roberto Bondì, Blu come un’arancia. Gaia tra mito e scienza 2006

 


 


Per il mondo primitivo la Terra è tutto ciò che circonda l’uomo, Dea Madre, matrice di tutte le forme viventi. È l’idea di fondo di Gaia: “la sostanza vivente della Terra, l’aria, gli oceani e le superfici emerse formano un sistema complesso, che può essere visto come un singolo organismo avente la capacità di mantenere nel nostro pianeta le condizioni adatte alla vita.” (Lovelock).

Prove:

1. La stabilità del clima sulla Terra (che non varia col variare del calore solare). Dall’inizio della vita (3 miliardi e mezzo di anni fa) la temperatura media si è conservata tra 10 e 20  gradi.

2. Costanza della salinità del mare.

3. Composizione dell'atmosfera (confronto con Venere e Marte).

Gaia: Un unico sistema fisiologico, un'entità viva. Non è viva ma si comporta come se lo fosse!

 Forse bisogna ripensare il concetto di vita. Se è vivo ciò che metabolizza e si autoregola allora anche la terra è viva, anche se non può riprodursi. Se adottiamo la definizione di Maturana e Varela: gli esseri viventi sono sistemi autopoietici cioè che si producono continuamente da soli, allora la Terra è un sistema autopoietico. Tra le macchine autopoietiche la più piccola è il batterio, la più grande è Gaia.

Dawkins critica Lovelock perché la terra non può far parte di un processo evoluzionistico. Lovelock risponde alle critiche con l’ipotesi detta Daisy World: Il pianeta delle Margherite: cioè il fenomeno della retroazione: gli organismi influiscono sul clima, omeostasi planetaria ad opera di organismi viventi.

La prima legge dell'ecologia è anche la prima legge della magia: tutto è interconnesso e della filosofia della natura organicistica ( Ficino, Bruno...).

Il superamento del paradigma meccanicistico avviene dunque ad opera del paradigma organicistico se non addirittura quello magico!

La descrizione del mondo attuale esige una visione olistica del mondo, è questo il nuovo paradigma, la visione ecologica.

 Etica ambientale

Ci sono due vie possibili:

a) aver cura della natura in vista di scopi umani, = continuità con l'umanesimo

b) l'umanesimo è la causa del disastro. La natura tutta ha valore in sé = olismo e antiumanesimo, anti antropocentrismo. 

Alle tre umiliazioni al narcisismo dell'uomo individuate da Freud nel 1917 (Copernico: la terra non è il centro dell'universo; Darwin: l'uomo non è privilegiato tra le specie viventi; Freud: la ragione non è sovrana perché c'è l'inconscio) bisogna forse aggiungere Gaia che fa compiere un passo avanti a Copernico Darwin e Freud. Il nostro atteggiamento nei confronti della natura può cambiare se cambia la nostra immagine della natura: da materiale a disposizione a organismo di cui l'uomo fa parte. Dalla descrizione all'etica. È chiaro che così si cade nella fallacia naturalistica.


 

mercoledì 2 aprile 2025

Hans Jonas, Il principio responsabilità (1979)

 


 

Testo assolutamente fondamentale per chi si pone il problema di un’etica adeguata ai problemi ambientali, cioè di fatto un’etica adeguata al nostro tempo. Comincia con una ricostruzione storica:

 

Il mondo classico

L’agire dell’uomo è mutevole mentre la natura è l’immutabile. La techne del mondo antico non incide sugli oggetti non umani. E quindi ogni etica classica può essere rigorosamente antropocentrica. Il campo dell’azione era ristretto, il bene e il male avevano a che fare con il qui e ora (Es.: tutte le massime dell’etica classica: ama il prossimo tuo; non fare agli altri; aspira alla virtù; non trattare il prossimo come mezzo ma come fine, ecc). L’orizzonte morale è fatto di immediatezza, e non è necessario un sapere speciale.

La trasformazione

Oggi appare la vulnerabilità della natura rispetto all’agire tecnico dell’uomo.

Il soggetto agente non è più solo l’individuo, ma è un soggetto collettivo.

La biosfera va intesa come oggetto dell’azione dell’uomo.

La restrizione della prossimità e della contemporaneità è sparita. Oggi l’orizzonte contiene il futuro.

Bisogna considerare l’effetto cumulativo delle azioni umane.

È necessario un sapere approfondito.

Il sapere predittivo è inferiore rispetto al sapere tecnico.

Nessuna etica del passato si è posta il problema della sopravvivenza della specie.

Tutto nasce, ovviamente, dallo svilupparsi abnorme della tecnica, che ora appare quale il vero destino dell’uomo. Ora l’assioma morale generale, indimostrabile quanto l’assioma che l’esistenza di un mondo è preferibile alla sua non esistenza è che “in avvenire debba esistere un mondo simile – un mondo adatto a essere abitato dall’uomo – e che debba essere abitato in qualunque futuro da un’umanità degna di questo nome.” (15)

L’imperativo categorico kantiano (agisci in modo che tu possa volere che la tua massima diventi legge universale) allora andrebbe riscritto in questo modo: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di una autentica vita umana sulla terra.” (16)

Secondo Jonas le nuove forme dell’agire necessitano di una nuova etica della previsione e della responsabilità. La tecnica ci pone oggi in uno stato perenne di utopia che richiede da parte dell’uomo una saggezza che forse egli non possiede. Ciò dovrebbe indurci a una certa umiltà.

Ma quali sono i fondamenti di questa nuova etica?

-euristica della paura: solo la realtà della minaccia ci rende consapevoli della necessità della salvaguardia

- etica del futuro: acquisizione dell'idea degli effetti a lungo termine delle azioni umane.

-sviluppo del sentimento adeguato a ciò che viene immaginato del futuro.

- proiezione degli effetti finali probabili o anche solo possibili.

-si deve prestare più ascolto alle profezie di sventura che non a quelle di salvezza perché la realizzazione positiva è solo una fra le molte possibili realizzazioni infauste che quindi sono molto più probabili;

-l'umanità non ha diritto al suicidio, per il singolo invece è discutibile;

-l'etica della responsabilità verso il futuro non può ovviamente basarsi sul principio di reciprocità che invece è tipico delle etiche classiche;

- rispetto ai posteri non siamo responsabili dei loro desideri che sono mutevoli e imprevedibili ma del loro “dovere di autentica umanità" (53): che ci sia un'umanità questo è il primo imperativo categorico.

scopi verso valori.

La natura custodisce degli scopi e quindi dei valori. Il perseguimento dello scopo diventa un bene. Ogni essere senziente è fine a se stesso. L'ingrandirsi del potere di distruzione dell'uomo ha allargato la sua responsabilità alle condizioni della biosfera.

"La comunanza dei destini dell'uomo e della natura, riscoperta nel pericolo, ci fa scoprire anche la dignità propria della natura, imponendoci di conservarne l'integrità andando al di là di un rapporto puramente utilitaristico." (176)

mercoledì 3 luglio 2024

Letture: Aldo Leopold, Pensare come una montagna (1949)

Pensare come una montagna. A sand county almanac - Aldo Leopold - copertina 

Aldo Leopold, Pensare come una montagna (1949)

  Ammirazione, senso di meraviglia, stupore, un amore infinito per tutto il mondo naturale, e questo atteggiamento del caratterizza tutta l'opera di Aldo Leopold, un atteggiamento estetico o prima che morale. Lo si deduce molto chiaramente dalla sua opera principale: Pensare come una montagna (titolo originale A Sand County Almanac) del 1949 oggi edita da Piano B Editore con una prefazione di Paolo Cognetti.

 Suoni, canti, movimenti, la vita del bosco, della pianura, della palude; il chiacchierare dei pini, il susseguirsi delle stagioni e il ritorno degli animali, l'epopea della gru, delle anatre, delle oche, dei piccioni, la vita degli alberi, il canto del fiume. Nella autobiografia ragionata di Aldo Leopold troviamo tutto questo in base ad una tesi molto chiara ed esplicita: l'uomo ha annientato la natura selvaggia. lo sfruttamento di massa delle aree naturali ha cancellato la caratteristica di solitudine che ad essa spettava.

"La scienza ecologica ha cambiato il modo in cui noi guardiamo la natura "(197),  e così il progresso non è nello sfruttamento delle aree incontaminate ma nella nostra sensibilità nei confronti della natura e nella nostra capacità di percepirne la solitudine costitutiva. In questo modo si può riscoprire il valore della natura, ma legata, precisa Leopold a tre tipi di valore:

- ha valore un'esperienza che ci riporta alle radici della nostra storia nazionale

- ha valore ogni esperienza che ci ricordi la nostra dipendenza dalla catena alimentare parentesi suolo-pianta-animale-uomo.

- ha valore ogni esperienza in cui siano presenti quelle restrizioni etiche che rientrano nell'etichetta "spirito sportivo", si pensi alla caccia: incrementare l'abilità non gli strumenti, non sprecare la carne, ecc.

La natura selvaggia incontaminata rappresenta il miglior laboratorio per studiare la salute della terra perché nella natura selvaggia vi è un perfetto equilibrio tra fauna flora e terreno.

 

La questione etica

La questione etica nasce quando si passa dal "Tutti contro tutti" a una qualche forma di Cooperazione, in questo  senso l'etica "dal punto di vista filosofico, è la differenziazione di una condotta sociale da una condotta antisociale" (229)

La politica e l'economia sono forme di simbiosi, meccanismi di Cooperazione. Il decalogo biblico è una forma primitiva di etica ancora legata ai rapporti fra i singoli, il principio "Non fare agli altri... "estende l'etica dal singolo alla società.

Ma manca ancora oggi un'etica ecologica: "non c'è ancora un'etica che si occupi della relazione dell'uomo con la terra e, e con gli animali e le piante che vivono su di essa. "(229)

La terra è considerata come una proprietà di cui si può disporre liberamente mentre un atteggiamento etico spinge alla Cooperazione. L'etica della terra allarga la comunità per includere suolo, animali, piante.. "un'etica della terra cambia il ruolo dell'Homo Sapiens da conquistatore della terra a suo semplice membro e cittadino. Implica rispetto per gli altri membri e per la stessa comunità in quanto tale." (231)

La difficoltà di un'etica della terra nasce dal fatto che solo una piccola parte dei membri della comunità terrestre (per esempio animali e piante) ha un valore economico, pur essendo tutti necessari all'equilibrio dei sistemi vitali. La salute della terra è nella sua capacità di auto-rinnovarsi Tutelare l'ambiente significa riconoscere e tutelare questa capacità appunto, la terra non può essere considerata solo come suolo ma bensì come Biota.

 

 

 

 

mercoledì 19 giugno 2024

Robin Attfield, Il primo libro di etica ambientale, Einaudi, 2024 ( 2018)

 

 


Il primo libro di etica ambientale di Robin Attfield, tradotto da Einaudi nel 2024, originale del 2018, è sicuramente un testo capace di darci un inquadramento generale molto preciso intorno al tema dell'etica ambientale anche se non brilla certamente per originalità.

Attfield individua gli antecedenti di una riflessione sull'etica ambientale in Leopold, Pensare come una montagna (1949) e Carson, Primavera silenziosa (1962).

La nuova idea della filosofia dell'etica ambientale nasce negli anni settanta a seguito dello sviluppo di un'etica pratica (questioni scientifiche, mediche eccetera) e allo svilupparsi della cosiddetta ecologia profonda cioè quell'ecologia secondo la quale l’identità personale è legata alla natura e  bisogna salvaguardare tutte le specie anche dall'aggressione umana.

Il rifiuto di una prospettiva antropocentrica e l’adozione di una prospettiva rispetto ai soggetti futuri implica l’etica della responsabilità (cfr. Jonas).

Attfield illustra brevemente alcuni concetti chiave necessari per entrare in questa disciplina e in particolare il concetto di natura, a partire dalla prospettiva darwinista secondo la quale l'uomo è parte della natura non distinto da essa distinguendo cioè il naturale dall'artificiale, dal soprannaturale, dall'innaturale; illustra poi il tema dell'ambiente: non è solo lo spazio che circonda una  persona ma il sistema della natura come è stata modificata nel corso del tempo. Anche il locale dipende fenomeni globali. Segue il tema del dignità morale secondo cui ogni entità a cui può essere fatto del bene è degna di considerazione morale : "biocentrismo”: mettere al centro tutte le creature viventi. Limite: ma questo deve valere anche per la natura per le creature future che non esistono ancora. 

Infine indica il concetto di Valore: “Una cosa verrà detta di valore qualora esista un motivo per promuoverla, preservarla proteggerla o rispettarla.” (29)

Distingue però vari tipi di valore: valore di scambio, valore estetico, valore simbolico, valore strumentale.

 

Le generazioni future

Nasce con l’illuminismo l’idea di essere giudicati dagli altri.  Non da alcuni in particolare (perché non sappiamo chi saranno) ma in base alla qualità media della vita delle persone (chiunque esse siano).

L’incertezza rispetto al futuro non è argomento che metta in crisi la responsabilità verso le generazioni future.  Gli interessi delle generazioni future non possono essere le loro preferenze, (che non possiamo conoscerle) ma bensì i loro bisogni che possiamo conoscere: gli elementi che oggi e domani non sono rinunciabili (abitazione, alimentazione, abbigliamento, ambiente sano ecc.)

Ma per conservare anche nelle generazioni future la giusta sensibilità è necessaria una Educazione Ambientale diffusa e precoce.

 

Principi per l’agire corretto

Si rifà innanzi tutto a Rawls e al concetto del velo d’ignoranza come teoria del contratto basata su patti da convenire tra le parti interessate. Ciò comporta, rispetto alle generazioni future, il principio del Giusto Risparmio.

Ma il limite della posizione di Rawls è che al tavolo del contratto iniziale siedono soltanto i rappresentanti delle generazioni presenti non di quelle future.

Prende allora in considerazione l’Etica delle Virtù di origine aristotelica (= il carattere è più importante delle buone azioni), questa però ha il suo limite nelle possibili conseguenze non volute delle azioni virtuose (per es.: ripagare un debito, azione virtuosa, ma tagliando una foresta, conseguenza negativa). Allora non bastano le buone intenzioni, servono Regole Morali scelte accuratamente, basate su un principio conseguenzalista (sarà giusta l’azione che determina un equilibrio tra conseguenze positive e negative) e abbia per riferimento l’ecocentrismo (centralità dei sistemi ambientali nel loro insieme e nel loro equilibrio, animali, piante, esseri umani, ambiente naturale) vs il sensiocentrismo (centralità solo delle creature senzienti) e l’antropocentrismo (centralità solo dell’uomo).

 

Sostenibilità e conservazione

Definizione: la sostenibilità di una società ne indica “la possibilità di essere praticata o riprodotta indefinitamente” (70)

Non è di per sé un termine solo positivo: schiavitù e prostituzione sono “sostenibili”.

Oggi si usa ovunque la definizione del Rapporto Brunland (Rio 1992) secondo cui la sostenibilità è quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future di realizzare i propri.

Gli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) non sono stati raggiunti, Rimpiazzati nel 2011 dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) adottati nel 2015 con l’Agenda 2030

 

Movimenti sociali e politici

L’autore esamina i principali attori politici e sociali sulla scena dell’etica ambientale:

- Movimento dell’Ecologia Profonda fondato da Arne Naess che propone l’identificazione dell’uomo con gli altri esseri, e una riduzione della popolazione mondiale.

- il movimento dell’Ecofemminismo che propone l’equivalenza tra la sottomissione della donna e lo sfruttamento della natura;

- Il movimento dell’Ecologia Sociale fondato da Murray Bookchin secondo cui tutti i problemi ecologici sono prima di tutto problemi sociali;

- Il movimento per la Giustizia Ambientale, che si muove contro la discriminazione di gruppi svantaggiati costretti a subire inquinamenti, devastazioni ambientali ecc.

- Il movimento politico dei Verdi.

 

 

Etica ambientale e religione

Parte dal recupero critico delle riflessioni dello storico Lynn Whyte, secondo il quale la cristianità sarebbe il fondamento dello sviluppo tecnologico nel Medio Evo.

Esamina la nozione di Stewardship diffusa negli ambienti religiosi: l’uomo come amministratore, responsabile della natura. L’uomo deve prendersi cura del creato non “dominarlo”

 

Le etiche del cambiamento climatico

Gli scienziati sono concordi (a gran maggioranza) che l’aumento della temperatura, il riscaldamento globale, è un fenomeno antropogenico, ovvero  causato dall’umanità.

In ogni caso è necessario il principio di precauzione = prevenire un esito irreversibile anche prima di un completo consenso scientifico.

Le politiche di mitigazione, adattamento  risanamento sono insufficienti e poco produttive se non sono collegate con politiche di sostenibilità.

Per la CO2 propone il sistema detto Convergenza e Contrazione: stabilire il tetto massimo globale possibile per restare intono a un aumento della temperatura non superiore a 1,5 gradi e distribuirlo tra le nazioni favorendo degli scambi di carattere economico (compravendita dei Diritti di Emissione)

 

Chiude il volume una interessante Postfazione  dal titolo Disfarsi o disporre del concetto di natrura.

Contesta chi vorrebbe abbandonare il termine Natura (Latour, Morton, McKibben…) ma lo usa piuttosto come indice di ciò che NON  è artificiale e NON è soprannaturale.