A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

giovedì 24 maggio 2018

Filosofia nel quotidiano: una proposta

Filosofia nel quotidiano: 
Una proposta
ad Istituzioni, scuole, gruppi, associazioni, movimenti, collettivi:
creare spazi di pensiero per una
filosofia nel quotidiano.
Percorsi Laboratorio
a cura di Stefano Zampieri
Vedi il nuovo sito: 

giovedì 26 aprile 2018

FASE DUE

Le polemiche in atto all'interno del mondo della consulenza filosofica/counseling filosofico, (si veda a titolo di esempio: qui una nota di Luca Nave e Maddalena Bisollo e in risposta  qui, una nota di Neri Pollastri ,  ma anche  il disorientamento di molti filosofi praticanti e l'implosione di alcune storiche associazioni,  rappresentano perfettamente, a mio modo di vedere, la necessità, anzi, l'urgenza, di una FASE DUE nel mondo della Philosophische Praxis. E' tempo di passare da una consulenza filosofica /counseling filosofico come risposta al disagio, ad una FILOSOFIA PRATICANTE come formazione di SPAZI DI PENSIERO nei quali mettere in questione filosoficamernte le ragioni del nostro fare, del nostro pensare, del nostro essere al mondo. 
Lo spazio di pensiero  è un campo spazio temporale, un luogo, un momento, un evento, nel quale si realizza la pratica del con-filosofare tra filosofi praticanti o tra uno o più filosofi praticanti e altri non filosofi ma disposti ad assumere un atteggiamento riflessivo, interrogativo e critico. 
Nello spazio di pensiero - che sia tra due o tra molti - si mette in questione l'esistenza quotidiana, i suoi punti di riferimento, i suoi valori, le sue tracce simboliche, le sue dinamiche, le sue esperienze, le sue sofferenze, le sue utopie, i suoi conflitti, i suoi tessuti, i suoi strappi... Si dà vita così a una filosofia nel quotidiano.  
La filosofia nel quotidiano decostruisce i luoghi comuni e le assunzioni non valutate, è sapere critico rispetto al mondo e al nostro ruolo in esso, è articolazione di ragioni, di argomentazioni, di esperienze.  
Nella filosofia nel quotidiano la pratica si confronta con la dimensione teorica e la teoria si mette alla prova della vita. Il dialogo che ne è lo strumento principe diviene mezzo di articolazione del confronto, non puro scontro dialettico, ma percorso comune del pensiero, filosofia.  
La filosofia nel quotidiano, giocata nell'evento, nel particolare spazio di pensiero che di volta in volta si apre, non produce un sapere immediato, nè un accordo di principio, ma inaugura percorsi di saggezza, ove però tale termine indichi non uno status, o una qualità esclusiva, ma piuttosto un sapere pratico immediato, che si articola prima di tutto come una aspirazione al meglio, una persuasione profonda che lo status quo, la situazione attuale, non è la condizione definitiva e immutabile. 
In questo senso, ed in senso profondamente diverso da tutte le aspirazioni neo consolatorie, la saggezza è dunque proprio per questo un sapere critico intorno allo stato del mondo.
Ma l'aspirazione al meglio ha anche un secondo profilo non meno necessario: nello spazio di pensiero che si apre alla  filosofia si impara infatti ad agire nel verso della bellezza, che resta concetto vago e indescrivibile che però va colto non come un contenuto definito, quanto come una tensione, un desiderio, una volontà di far sì che le cose, il mondo in cui ci riconosciamo, abbia tanto una connotazione etica quanto una estetica. 
La FASE DUE della filosofia dopo la sua svolta pratica  attende solo che ci si assuma il compito di renderla vera collettivamente, ognuno per la propria parte. Le vecchie polemiche, le contrapposizioni di principio, le battaglie terminologiche restano inesorabilmente ancorate ad un mondo che ormai ha già dato quel che poteva dare. Urge un salto di qualità, un balzo oltre l'ostacolo, serve che proviamo a gettarci in una direzione ancora intentata. 


martedì 10 aprile 2018

Conoscenza, ignoranza, mistero

Per chi conosce i 5 volumi del Metodo di Edgar Morin, non c'è nulla di nuovo in questo libretto se non l'ennesima conferma della straordinaria capacità dell'autore di leggere il presente e di intuire le tracce appena distinguibili del futuro. Con la consueta chiarezza, e insieme la profondità che viene da una conoscenza ricchissima e mai superficiale, Morin sintetizza qui molte sue considerazioni, e in particolare insiste, giustamente a mio avviso, sulla necessità di tenere sempre insieme il desiderio e la necessità della conoscenza con la consapevolezza della sua natura interminabile, oggi del mondo conosciamo infinitamente più di quanto si poteva conoscere solo pochi decenni fa, eppure il margine di ignoto, di sconosciuto, di inspiegabile, di misterioso, non solo non si è cancellato ma non è stato nemmeno intaccato. Ciò di cui oggi siamo certi è solo che la realtà e di natura ipercomplessa, il che non ce la rende più familiare, ma ci spalanca continuamente nuove domande, interrogativi ai quali rispondere, problemi ai quali far fronte.
E' particvolartmente bello, in questo saggio,  che si concluda con una incursione nel "post-umano", ovvero nel mondo delle trasformazioni cui l'uomo andrà incontro nei prossimi decenni. E qui l'autore è accorto nell'indicare le due vie che ci si aprono, quella di una devastazione dell'umano ad opera di quella che chiama "la trinità senza freni: scienza / tecnica / economia", oppure quella di una sua realizzazione più alta, per la quale, tuttavia, è "necessaria una profonda riforma intellettuale e morale". Per questa dobbiamo lavorare tutti.

E. MORIN
Conoscenza, ignoranza, mistero
Milano, Raffaello Cortina, 2018
pp. 148,   €13,00

domenica 1 aprile 2018

Intervento al FilosoFestival 2.0

La prima parte del mio intervento in diretta  web al Filosofestival 2.0 di Firenze. Argomento? La filosofia del quotidiano (l'intervento inzia al minuto 2, dura circa 36 minuti):  https://www.youtube.com/watch?v=S9ui6Vd0Hm0&feature=share

Qui la seconda parte (durata circa 44 minuti):  https://www.youtube.com/watch?v=6hqUhvQotyo

giovedì 4 gennaio 2018

Sulla brevità (densa)

E' sotto i nostri occhi la metamorfosi che il mondo dei social, il mondo della comunicazione virtuale, ha determinato nel campo del linguaggio, producendo quella contrazione della lingua che sembra far scivolare nell'afasia, nell'autismo soprattutto le giovani generazioni, sommerse da ondate di messaggi ma spesso incapaci di trasmettere sentimenti autentici, di sviluppare riflessioni pesanti, di entrare nella articolazione del pensiero, che non è mai nè semplice, nè diretta. Eppure, in palese controtendenza Antonio Zimarino, ci propone con questo bel libretto, una formula davvero interessante, quella della "brevità densa" che vorrebbe recuperare proprio ciò che è andato perduto, ovvero la profondità dell'espressione, la sua ricchezza, la sua intensità, cancellate piuttosto dalle esigenze di comunicazioni rapide, funzionali, produttive, in qualche modo connesse al sistema produttivo e a quello del consumo di massa.  
Tornare alle antiche pratiche dell'aforisma, dell'epigramma, del frammento, ma senza banalizzare, senza ridurre, senza semplificare, anzi al contrario affrontando consapevolmente la densità del pensiero, la complessità dei riferimenti, delle analogie, delle metafore, cioè tutto quello spessore che appare molto più chiaramente di fronte all'immagine che di fronte allo scritto. Non è un caso d'altra parte che l'autore proponga questa sua categoria anche in riferimento all'arte contemporanea. Ciò di cui si tratta, ed è una riflessione, a mio modo di vedere, assai pertinente e stimolante, è di fornire alla complessità che viviamo lo strumento per una comunicazione efficace. La brevità densa è appunto questo strumento, in grado, forse, di ridare corpo alla comunicazione, alla scrittura, alla pratica artistica, contribuendo in questo modo a costruire una cultura consapevole delle sue scelte.

Antonio Zimarino
Sulla brevità
Bologna, Diogene Multimedia, 2016
p. 196    € 9,80

mercoledì 20 dicembre 2017

La realtà diminuita

Facile condividere l'obiettivo che Roberto Del Monte indica come prioritario, ovvero "scardinare la torre d'avorio nella quale il pernsiero filosofico si è arroccato". E' proprio ciò cui lavora la Filosofia nel Quotidiano che qui si propone. E interessante, in questa direzione è il lavoro di ricerca che egli propone in questo bel libretto. Del Monte prova a leggere criticamente il presente nel quale viviamo, individuando i pericoli cui ci espone un rapporto con la tecnica mai abbastabnza messo in questione, mai abbastanza pensato. Egli si serve di una metafora forse approssimativa ma molto agevole, quella della "diminuzione" che va a verificare in molti ambiti diversi  a partire da quello dello spazio vissuto che si riduce continuamente a dispetto dello svilupparsi abnorme delle nostre città, ma anche della dimensione del tempo, che ci sfugge in una accelerazione inesorabile, oppure in quella della materia ove percepiamo la riduzione della cosa - vissuta, partecipata, pensata, desiderata, lavorata - a oggetto muto e insignificante se non addirittura virtuale; e poi ancora nella dimensione dello spirito ridotto ad una virtualità effimera, appunto, che cancella la corporeità senza conservare l'umanità; e quello del linguaggio che si impoverisce a fronte della massa sempre più grande di conversazioni a distanza, apparentemente significative, in realtà sempre più vuote; e poi ancora nella dimensione del simbolo, della fantasia e dell'immagine,  sempre più incapaci di allargare la realtà e ridotti a puri e semplici segnali di una mondo dominato da rapporti economici. E infine la diminuzione della realtà si nota nel campo umano dell'esperienza e dei sentimenti, a testimoniare il sospetto che si stia vivendo collettivamente, "un momento storico di transizione verso la dissoluzione". La conclusione non può essere consolatoria, ma è e deve essere capace di guardare lucidamente ad una realtà presente destinata sempre più a ridursi e consumarsi e a precipitare in un futuro che presume di poter fare a meno dell'uomo. 

Roberto Del Monte
La realtà diminuita. Fenomenologia di un mondo in riduzione
Bologna, Diogene Multimedia, 2016
pp. 87   €5,00