A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

lunedì 30 settembre 2019

Lavoro della pluralità


Per un laboratorio di pratica filosofica

Il desiderio sessuale è una attitudine naturale dell’uomo, ed è una propensione tipicamente “sociale”.
“Esso si protende verso un altro essere umano; esige la presenza di un altro essere umano e si sforza di riforgiare tale presenza in un’unione. Anela l’aggregazione; rende ogni essere umano, per quanto completo e per altri aspetti autosufficiente, incompiuto e monco – a meno che non sia unito a un altro essere umano.” (Bauman, Amore liquido).
Il desiderio sessuale è un lavoro della pluralità. E'  movimento del singolo che agisce in funzione del proprio essere plurale. E' il lavoro della pluralità che dentro ognuno di noi, singoli individui, lavora per la realizzazione della comunità.

martedì 24 settembre 2019

La saggezza contro il dolore


Per un laboratorio di pratica filosofica

Il dolore fa parte dell’umano, possiamo conviverci non possiamo certo pensare di annullarlo definitivamente, se non nei nostri sogni, o in una condizione di non-vita (il Nirvana, o la morte vera e propria).  Tuttavia c’è un’altra facoltà umana che può aiutarci di fronte al dolore, è la saggezza.
“Il più profondo e il più facile mezzo di addolcimento di tutti i dolori è il pensiero, che si può bene ammettere in ogni uomo ragionevole, cioè che la vita in genere, per quanto riguarda il godimento, che dipende dalle circostanze, non ha un proprio valore, e che soltanto ha un valore per rispetto all’uso che se ne fa in rapporto agli scopi cui è diretta: valore che non la sorte, ma soltanto la saggezza può procurare all’uomo, il quale dunque l’ha in suo potere.” (Kant, Antropologia pragmatica, p. 128).
È questa consapevolezza che aiuta l’uomo ad affrontare il dolore che è parte costitutiva della sua esistenza: perché la vita in sé non ha un valore se non in base agli scopi che ci prefiggiamo, non è dunque un caso che stabilisce il valore della nostra esistenza, ma le concrete decisioni, le valutazioni, i valori attraverso i quali la rendiamo viva. Cioè la saggezza che è sovrana di tutto questo ambito di decisioni.

martedì 17 settembre 2019

Il dolore e la vita


Per una riflessione di pratica filosofica

“La natura ha posto nell’uomo il dolore come pungolo dell’attività, a cui egli non può sottrarsi per progredire sempre verso il meglio” (Kant, Antropologia pragmatica, p. 124), il dolore è dunque una componente essenziale dell’esistenza e per quanto sia ovvio che ognuno di noi cerchi di evitarlo e di cancellarlo, esso resterà sempre parte decisiva della nostra vita, perché ne rappresenta lo stimolo, il pungolo, l’energia che ci spinge verso il meglio. E per questo  “Essere assolutamente contenti nella vita sarebbe una quiete inerte e una cessazione degli impulsi, uno svanire delle sensazioni e dell’attività che vi si connette. Una tal quiete può tanto poco accordarsi con la vita intellettuale dell’uomo quanto l’arresto del cuore in un corpo animale, nel qual caso, se non interviene (col dolore) un nuovo stimolo, inevitabilmente segue la morte.” (ib.) 

Noi e il nostro dolore:  quale storia e quale avventura? Il domani che ci attende, quale memoria e quale speranza? Come vivere il dolore?

domenica 8 settembre 2019

Un’esistenza nella giustizia


Per un dialogo di pratica filosofica.

“La giustizia è quell’ordine della esistenza in cui l’uomo può conquistarsi il suo posto nel mondo e compiere la sua opera; può entrare con gli altri uomini in rapporto di amicizia e di comunità di lavoro, di amore, di fecondità, nel modo come l’esige il giudizio della sua coscienza. E tutto ciò lo deve potere non soltanto il potente, il felice e il dotato, ma ogni uomo per il fatto che è uomo.” (R. Guardini, Virtù, pp. 59-60)  

Interrogarsi sulla giustizia significa prima di tutto interrogarsi sul nostro essere plurali, perchè la giustizia appartiene all'ambito dei rapporti, per il singolo nei confronti di se stesso la giustizia non è un problema. In secondo luogo, fa notare Guardini la giustizia è costruttiva, cioè appartiene a quell'insieme di forze che costruiscono i mondi dell'uomo, senza di essa nessun mondo è abbastanza solido e duraturo. In terzo luogo la giustizia appartiene alla dimensione dell'eguaglianza, che è concetto complesso, perchè è fondamento dell'umano che tuttavia è pluralità e diversità. Il lavoro in funzione della giustizia ci aiuta appunto a trovare il punto di equilibrio in cui le differenze individuali si compongono nel principio comune di uguaglianza.
Mi pare ci sia abbastanza su cui pensare.

lunedì 2 settembre 2019

Tace chi può parlare



Per la costruzione di una pratica filosofica.
“La parola è una delle forme fondamentali della vita umana; l'altra forma è il silenzio, ed è un mistero altrettanto grande. Silenzio vuol dire non soltanto che non si dice una parola o non si estrinseca un suo­no. Questo soltanto non è silenzio; anche l'animale è capace di tanto, e più ancora lo è un sasso. Silenzio è invece ciò che si verifica quando l'uomo, dopo aver parlato, ritorna in se stesso e tace. Oppure quando egli, potendo parlare, rimane zitto. Tacere può sol­tanto chi può parlare. Nel fatto che colui che parlan­do sarebbe «uscito fuori», resta nel proprio riserbo in­teriore, in ciò consiste il silenzio: un silenzio che sa, che sente, che vibra di vita in se stesso.
Le due cose ne fanno una sola. Parlare significati­vamente può soltanto colui che può anche tacere, al­trimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l'uomo; la loro unità esprime la sua essenza.
Ora, essere padroni del proprio silenzio è una vir­tù; su di essa vogliamo riflettere.” (Romano Guardini)
Il silenzio dunque nasce dentro il linguaggio è una forma d’espressione di un essere parlante, e gli esseri parlanti sono sempre esseri plurali, perché non esistono linguaggi privati. Il senso è plurale o non è.
Una questione su cui costruire un evento di pratica filosofica:  che rapporto c’è tra solitudine e silenzio?