A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

giovedì 30 novembre 2017

"Bufale" o saggezza?

Il tema delle fake news, o delle "bufale" è improvvisamente salito alla ribalta del dibattito politico. In realtà sono anni che se ne parla e sono anni che l'opinione pubblica è coinvolta - e travolta - da ondate di chiacchiere inconsistenti e di "verità della rete" capaci di muovere sentimenti, di creare identità, di costituire movimenti d'opinione. Ora, i più accorti si erano resi conto da tempo delle conseguenze nefaste di questo sistema dis-informativo di massa. C'è chi in buona fede ha pensato che la rete potesse costituire una forma di contro-informazione - e quindi anche di contropotere - rispetto ad una certa omologazione dei sistemi informativi nel nostro paese, ora certo, la rete ha in sè un presupposto di "libertà" che è anche il presupposto della buona informazione, ma non contiene affatto il presupposto dell'attendibilità, e questo trasforma profondamente lo strumento: dove chiunque può scrivere qualsiasi senza alcun filtro di affidabilità, di veracità, di competenza, cosa si ottiene? Solo una parodia della democrazia, e si esalta invece il vociare scomposto, l'urlo più efficace, la pernacchia più sonora. 

Per sua natura la rete non può sostenere alcuna forma credibile di verità e di sincerità, foto contraffatte, discorsi fantasiosi, notizie farlocche, battute mai dette o enfatizzate ad arte, tutto un insieme di falsità, mezze verità, mezze omissioni, fantasie e bizzarrie una volta immesse nel circuito si diffondono come virus senza che sia mai possibile smentire, rivedere, rispondere, precisare. Questo in buona parte è il sistema dell'informazione in rete. Da questo punto di vista il web è davvero una macchina infernale, ma lo è molto di più se chi lo frequenta crede che solo in esso si trovino  "le verità che gli altri non vogliono dirvi".  
Così chi voleva - ed era un obiettivo altissimo - garantire la democrazia dell'informazione ha contribuito piuttosto a dissolvere la consistenza stessa della sua credibilità. Ha vinto un atteggiamento pre-scientifico che ci ha fatto arretrare di secoli, ad un'epoca preilluminista, nella quale pregiudizi, magie, superstizioni, hanno lo stessa credibilità dei fatti accertati e delle conclusioni scientifiche. 
Dubito che ora il mondo politico sia davvero interessato a risolvere questo problema, più probabile che lo si sfrutti per operare una qualche stretta censoria che protegga il ceto politico dal contatto con il mondo reale delle persone. Perchè affrontare davvero la questione delle "bufale" vorrebbe dire affrontare il problema ben più grande della credibilità di chi parla pubblicamente - politici o giornalisti, o opinionisti - della incapacità critica di chi legge o ascolta, della rinuncia alla valutazione dei fatti e delle ragioni, quindi della rinuncia al pensiero, e della incapacità di distinguere l'affidabilità delle persone, cioè in definitiva il problema della incapacità di riconoscere le competenze reali, e persino la superiore saggezza. 

2 commenti:

  1. in questo U.Eco aveva dato una chiave di lettura piuttosto precisa. indicando nella difficoltà della codifica -decodifica del messaggio mediatico punto critico del sistema delle comunjcazioni di massa , che favoriscono i detentori di tools culturali elevati rispetto ai destinatari di più bassa stratificazione culturale. .

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  2. in questo U.Eco aveva dato una chiave di lettura piuttosto precisa. indicando nella difficoltà della codifica -decodifica del messaggio mediatico punto critico del sistema delle comunjcazioni di massa , che favoriscono i detentori di tools culturali elevati rispetto ai destinatari di più bassa stratificazione culturale. .

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