A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

lunedì 13 agosto 2018

Gli occhi del bosco

Conosco Renato Pilutti da molti anni, so di lui la vasta erudizione, la passione teologica che si è materializzata in studi di ampio respiro, la determinazione del friulano avvezzo al lavoro. Ma questo libro, che mette insieme brevi saggi  e racconti autobiografici, mi ha colpito in modo particolare. Perchè vi ho ritrovato una incontenibile voglia di "fare filosofia" nella vita, ovvero di leggere giorno per giorno in una specie di diario gli eventi, le occasioni, i sentimenti, gli incontri trasfigurandoli in questioni filosofiche. In questo senso l'alternarsi di brevi saggi, di quadretti, di scene di vita quotidiana,  di ricordi personali, di confronti con la natura, in realtà rappresenta un continuum logico coerente, quello che si può realizzare in una personale interpretazione della vita filosofica. Ecco Pilutti mette in scena la sua idea di vita filosofica, il suo modo di affrontarla quotidianamente, cioè di interrogarsi sulle parole, sui concetti, sugli eventi, svariando dalla filosofia alla sociologia, alla nota di costume, al ricordo autobiografico. Senza che il passaggio da uno sguardo all'altro appaia mai incongruo, anzi, riuscendo nel difficile intento di delineare per il lettore un vero e proprio percorso di vita. Si può essere più o meno d'accordo sulle singole valutazioni che vi compaiono, sulle analisi che vengono effettuate, ma è davvero poco importante. Questo di Pilutti è un esempio del lavoro che tutti noi dovremmo fare quotidianamente se vogliamo vivere in modo filosofico, cioè senza mai rinunciare alla forza della interrogazione, della messa in questione della realtà circostante.   
E poi non posso negare che nelle sue parole vi ho ritrovato le tracce di una storia comune, di chi come lui, come me, nato in una famiglia di umili onesti lavoratori, si è costruito senza poter far tesoro degli agi e delle opportunità dei fortunati, ma potendo far conto solo sulle proprie energie, sul proprio coraggio, sulla propria voglia di non restare indietro.

Nessun commento:

Posta un commento