A cura di Stefano Zampieri - Consulente Filosofico

martedì 12 maggio 2020


13  SILENZIO

Martedì, faceva un po’ più fresco del solito, ma era il giorno del silenzio e nessuno ci faceva caso. Marco, seduto come al solito in terrazza, per studiare l’ultimo esame di filosofia, si arrotolava una sigaretta pensando a sua madre a suo padre che gli facevano pressione tutti i giorni perché la finisse di  studiare una buona volta e si trovasse un lavoro. Nel giorno del silenzio non poteva che rispondere agli sguardi dei suoi con altri sguardi e il discorso si arenava lì, ed era meglio così. Si accese la sigaretta e guardò fuori. Nel giorno del silenzio l’impossibilità di parlare ci rendeva tutti più capaci di ascoltare. Ma, per paradosso, proprio nel momento in cui tutti erano più sensibili e più ricettivi, accadeva che nell’aria dominava soprattutto un insolito silenzio. Come non accade mai nella vita comune. Non passavano auto, non si sollevavano saracinesche, non si urlava da una finestra all’altra, non si chiacchierava per strada, nessuno trascinava i piedi sull’asfalto, nessun campanello di bicicletta, nessuno parlava al telefono, nessuna televisione accesa. Nel giorno del silenzio si sentiva solo il silenzio, il frusciare del vento sugli angoli delle case, lo sfarfallare d’ali di un colombo, un cinguettio lontano. Se poi uno era dotato d’un udito particolarmente sottile, come Marco, avrebbe potuto sentire anche il respiro delle persone e il batter di ciglia e lo sbadiglio soffocato di chi si svegliava, e il fruscio della doccia dentro le case. Ma se qualcuno gli avesse chiesto «Cosa senti?», Marco avrebbe risposto con ragione «Il silenzio», e avrebbe sorriso perché ormai, il silenzio, si può ascoltare soltanto nel giorno dedicato. Gli altri giorni l’abbiamo cancellato.

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