A cura di Stefano Zampieri - Consulente Filosofico

domenica 1 gennaio 2023

Letture filosofiche: Bruno Latour, Dove sono?

 Il 2022 è stato un anno pessimo sotto molti punti di vista ma ci ha regalato qualche lettura meritevole di attenzione. Per esempio questo bel saggio di Bruno Latour, Dove sono? Lezioni di filosofia per un pianeta che cambia (2022, edito da Einaudi). 

La vicenda globale del lockdown, in quanto esperienza limite della socialità contemporanea, ha inevitabilmente prodotto una marea di riflessioni più o meno filosofiche, per lo più centrate su un ingenuo e superficiale concetto di libertà, e in qulche caso ha ispirato isterismi di bassa lega e cretinerie mediatiche molto amplificate ma poco interessanti. Tra le meritevoli eccezioni va collocato di sicuro questo saggio del noto filosofo francese Bruno Latour. Egli infatti, muovendo proprio dall'esperienza dell'isolamento forzato e intrecciandolo con la metafora letteraria della metamorfosi di Kafka, riesce a far emergere alcune riflessioni davvero innovative e stimolanti.  Non è facile riassumerle, ma proverò a sottolineare qualche spunto particolarmente suggestivo. 

L'autore indica la via del superamento del concetto di Ambiente e di Natura: perchè presuppongono un soggetto diverso che vi si contrappone secondo la tradizione della dialettica di soggetto e oggetto. Invece ormai è evidente, anche dalle scoperrte della scienza, la coappartenenza dell'uomo alla Terra o a Gaia. Bisogna allora cominciare a parlare di fine del naturalismo e dell'antropocentrismo. 

Per l'uomo non c'è niente di "naturale" su Terra. E' lo spazio che l'uomo stesso ha creato, come l'insetto crea il proprio mondo sottoterra o nel legno. 

"Terra è il termine che comprende tutti gli agenti ma anche l'effetto delle loro azioni" (p. 33). L'uomo è il terrestre in questo senso. 

La pandemia ci ha fatto capire proprio questo: che l'individuo separato è un'illusione (cfr. p. 82).

Nemmeno il corpo fisico indica una individualità chiusa. Perchè l'individuo corpo deve essere pensato come OLOBIONTE: 

"Maschi e femmine, siamo tutti corpi generati e mortali che devono le proprie condizioni di abitabilità ad altri corpi generati e mortali di ogni dimensione e ascendenza." (p. 118)

"Gli olobionti non possono mai definirsi tramite un'identità, dal momento che dipendono da tutti gloi altri per avere un'identità." (p. 131)

Latour ricorda infine molto opportunamente la sua esperienza di laboratorio (potremmo chiamarla di Pratica Filosofica) nella quale prova a percorrere queste riflessioni intorno al vivente, al suo spazio, al suo mondo, attraverso azioni, performance, workshop op
erativi.

 


 

 

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