A cura di Stefano Zampieri
responsabile di Zona Filosofica

mercoledì 9 novembre 2016

I nodi della vita

Da diversi anni ormai Salvatore Natoli ha affiancato alla sua produzione scientifica di tipo più strettamente accademico, una produzione di tipo divulgativo a sfondo prettamente morale. Il filone è stato inaugurato da "La felicità di questa vita " del 2000, e poi perseguito con la "Guida alla formazione del carattere" del 2006, e ancora "L'edificazione di sè" del 2010,  "Perseveranza" del 2014, e si arrichisce ora di un altro testo sintetico ma ricco e stimolante, "I nodi della vita", edito dall'editrice La Scuola. Anche qui come in tutte queste sue operette, Natoli mette alla prova la tenuta di quella che chiama "un'etica del finito", cioè una prospettiva attraverso la quale egli si propone di offrire all'uomo contemporaneo una prospettiva filosofica per rileggere i momenti salienti della nostra eistenza quotidiana a partire dalla consapevolezza della nostra finitezza di singoli in relazione, dalla necessità di sapere adottare secondo un modello aristotelico una prospettiva di virtù che ci consentano di dominare il desiderio, senza esserne dominati, e di realizzare una giusta misura nelle cose.
Qui i nodi della vita sono prima di tutto quelli che tengono insieme corporeità, soggettività e relazione. Tre termini che stanno in un rapporto circolare e non possono essere separati l'uno dall'altro senza cadere in un abisso di equivoci. Essere corpo significa essere spazialità, cioè spazio entro altri spazi, relazione nel sistema delle cose del mondo. Ma al contempo ancher essere coscienza del proprio corpo distinto dagli altri corpi, cioè soggetto, ovvero inizio, apertura del mondo.
La soggetività è il corpo vivo, è il corpo in azione. Quando il corpo è in salute non sente tanto se stesso, ma sente il mondo, perchè è aperto al mondo. Se invece siamo feriti sentiamo piuttosto il dolore della ferita che il mondo. In quanto corpo e soggettivtà, corpo e mente, siampo sistemi viventi: la caratteristica dei sistemi viventi è quella di nascere e morire, di essere in continua relazione  con l'ambiente e di avere una costituzione omeostatica, cioè di tendere ad un certo equilibrio di fronte alle variazioni ambientali.
Rispetto agli altri animali l'uomo ha più alta capacità di autorappresentazione e quindi di rappresentarsi se stesso distinto dall'ambiente circostante. Ciò significa che per l'uomo lo spazio si apre indefinitamente come un immenso campo di possibilità. Lo spazio aperto è sempre lo spazio dell'agire, quanto l'agire è a sua volta costituzione spaziale, apertura. E il medium di questo processo è il gesto: corporeità nello spazio tempo, soggettività nell'intenzione e nella possibilità, relazionalità con il mondo. Ciò che appunto si stringe nei nodi della nostra vita cui allude il titolo. I nodi della nostra esistenza.
Molte altre sono le argomentazioni di questo aureo libretto, ma tanto basti per comprenderne il punto di vista da cui esso muove. Una prospettiva utilissima per il filosofo che si interroghi sulla quotidianità dell'esistenza.

SALVATORE NATOLI
I nodi della vita
Editrice La Scuola 2015
€11,50

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